Innamorato di me stesso / ma non corrispondo




lunedì, 12 maggio 2008

[ Il lusso della nullafacenza ]

Ho smesso di essere un libero professionista da un anno e mezzo ormai, ma ancora non mi sono scrollato di dosso quel sottile senso di colpa che mi colpisce durante i week-end di nullafacenza.
Come se quelle ore di sonno in più, o le letture sul divano, le passeggiatine stanche per il centro rubassero tempo a impegni più necessari e molto più seri.
Ancora oggi prendere atto di avere ben due interi giorni liberi dopo appena cinque di lavoro mi pare un lusso sfrenato e una fortuna immensa.

Per certi versi cerco di convincermi che no, ora posso permettermi questo stacco – e anzi devo permettermelo - ma il disagio rimane e sotto sotto sono contento di non aver assimilato del tutto questo nuovo vizio.
So che mi sarà utile e forse anche molto presto.

Così, mi trovo nella strana condizione di dover schedulare anche gli impegni del tempo libero.
Quelli costruttivi (scrivere, studiare, pensare) e quelli ricreativi (fare un giro, passare in libreria, telefonare agli amici).
Sabato: dormire, andare alla posta, leggere, dormire, scrivere, shopping, sushi, scrivere.

Oggi invece appuntamento con granita alla mandorla, attesa da mesi causa stagioni fredde.
L’ho presa e me la sono gustata lentamente, in un percorso calcolato per durare il tanto giusto fino in libreria.

Per strada, ho realizzato che però tutto sommato,  la mandorla non mi piace troppo: l’ho attesa così a lungo e la prendo spesso solo per l’effetto che mi procura, indiretto alle papille gustative.

Quel sapore è come un frullato di ricordi. Un concentrato di sapori e immagini vecchie quanto (e più) di me.

Come mangiare un succo di amaretti, gueffus, pabassinas, mani di zie e nonne, frasi e profumi. Ancora più buono e inebriante perché laterale e non immediato.

Rivedo questo impegno gustativo, annotato nell’agenda della mia testa e mi dico che certo, la parte più bella è sempre quella nascosta, meno immediata, e ho fatto proprio bene a non abituarmi al lusso – questo sì - della nullafacenza. In effetti avere giorni liberi dall'impegno ufficiale non significa che siano improduttivi: quando mai l'ho pensato?

Nel passato recente, personale e ufficiale, lavoro a o b, ispirazione e attuazione non erano che vaghe parole, tutto si fondeva in un continuo unico e nel giro di minuti passavo da uno stato all'altro, natale, capodanno o lunedì che fosse. Tutto era il lato-b di qualcos'altro. Col tempo ho fatto delle scelte e le scelte, per definizione, sono esclusive: i gusti si sono definiti e diversificati, così come i tempi del lavoro e del non-lavoro

Concludo questa nottata con un caffè, inaugurando una settimana nei prosupposti totalmente anonima (nessun viaggio in vista, nessuna riunione particolare, nessun …niente) sempre col proposito di ricostruire tutto dalla parola e con l'intento, questa volta, di rimescolare i sapori e gli spazi e trovare il lato-b giusto per ogni cosa.


scritto da Bakis alle 01:38 | plink | commenti (6) | commenti (6) (p-up)
in: cazzeggio, cattivi propositi

Commenti
#1   13 Maggio 2008 - 13:13
 
Bakis, questo post è tediou -_-

Inphatti, nessun commenji all'orizzonji.

M
utente anonimo

#2   13 Maggio 2008 - 14:39
 
Mighe, cagati a spruzzo :-P

Pazienza :)


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#3   13 Maggio 2008 - 15:58
 
Vado a prendere l'aerografo :"""""""(

M
utente anonimo

#4   13 Maggio 2008 - 17:02
 
quaggiù sono maestri di granita al pistacchio + che altro.la mandolra stucca, ma comprendo

( fra poco, a forza di inzeppare impegni nel weekend, aspetterai con ansia il lunedì per riposarti..questo è l'inevitabile percorso..)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BoucheRouge

#5   14 Maggio 2008 - 02:03
 
Che fatica non far nulla. Non ci riesco!
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#6   14 Maggio 2008 - 16:48
 
Dalle mie parti la granita è un rito che non si interrompe mai. I bar la servono al gusto di caffè o fragola, rigorosamente con panna, anche a dicembre. Altro gusto immancabile, in pieno inverno, è il limone. D'estate invece è un tripudio: more, gelsi, mandorla, cioccolato...
Ma se non c'è la brioche quella col cappello, che piacere c'è a farsi del male?
utente anonimo

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